Ti capita di sentire le spalle contratte anche quando non stai facendo nulla di faticoso? O di accorgerti, solo a sera, che hai passato la giornata con la mascella serrata e il respiro corto? Il corpo trattiene la tensione molto prima che la mente se ne accorga, e non sempre è facile trovare il modo per lasciarla andare. Il training autogeno nasce proprio per questo: insegnare al corpo, oltre che alla mente, a rallentare davvero.
Cos’è il training autogeno
Il training autogeno è una tecnica di rilassamento psicofisico ideata all’inizio del Novecento dallo psichiatra Johannes Schultz, e da allora ampiamente studiata e utilizzata anche in ambito clinico e psicologico. Si basa su una serie di esercizi di concentrazione passiva, guidati da frasi molto semplici legate a sensazioni come la pesantezza, il calore, il respiro. Con la pratica, il corpo impara a riconoscerle e ad attivare da solo uno stato di rilassamento profondo, un po’ come si allena un muscolo.
Un metodo con basi solide, non solo un esercizio di relax
A differenza di molte tecniche di rilassamento più generiche, il training autogeno ha una struttura precisa e una lunga tradizione di studio alle spalle: agisce concretamente sul sistema nervoso autonomo, quello che regola le nostre reazioni fisiche allo stress e alla tensione. Per questo viene proposto spesso non come un semplice esercizio da fare da soli guardando un video, ma come un percorso da costruire gradualmente, soprattutto nella fase in cui si imparano i primi esercizi.
Per cosa può essere utile
Chi lo pratica lo fa per motivi molto diversi tra loro: per gestire lo stress quotidiano, per dormire meglio, per recuperare energie, per restare più lucidi e concentrati nei momenti di pressione. È anche un valido alleato per chi convive con l’ansia: imparare a riconoscere i primi segnali di tensione nel corpo, e a intervenire prima che diventino travolgenti, può fare una vera differenza nella vita di tutti i giorni. Non è comunque una tecnica pensata per una sola difficoltà, ma uno strumento che si adatta a esigenze diverse.
Come si svolge un percorso
Il training autogeno si costruisce per gradi, attraverso alcuni esercizi standard che coinvolgono la pesantezza del corpo, il calore, il respiro, il battito cardiaco, fino ad arrivare a una sensazione diffusa di calma. All’inizio si pratica insieme, per imparare correttamente i passaggi; con il tempo e la costanza, diventa uno strumento che si può usare in autonomia, ogni volta che ce n’è bisogno.
Come la mindfulness, di cui ho parlato in un altro articolo, il training autogeno fa parte degli strumenti che uso più spesso nel mio lavoro, perché aiutano le persone a ritrovare un contatto più gentile con il proprio corpo. Se sei curiosa o curioso di saperne di più, sono qui per parlarne.
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