Sono le 2 di notte. Sei sveglia — o sveglio — e il sonno non arriva. La mente riparte da sola: un pensiero tira l’altro, ripassi la giornata appena finita, anticipi quella di domani, ti agiti per qualcosa che forse non dipende nemmeno da te. Più il tempo passa, più ti dici che dovresti dormire, e proprio quel pensiero ti tiene sveglia ancora di più. Non è un caso isolato: è quella che si chiama insonnia psicosomatica, un’insonnia che nasce da stress, preoccupazioni e ansia, non da una causa organica.
Cos’è l’insonnia psicosomatica
A differenza di altre forme di insonnia, quella psicosomatica non dipende da una malattia o da un problema fisico: è il corpo che esprime, attraverso il sonno disturbato, un’attivazione che la mente non riesce a spegnere durante il giorno. Uno stress prolungato, una preoccupazione ricorrente, un periodo in cui l’ansia si fa più intensa: tutto questo mantiene il sistema nervoso in stato di allerta, ed è proprio l’allerta il contrario di ciò che serve per addormentarsi.
Il legame tra corpo e mente
Il sonno è, in un certo senso, un piccolo atto di fiducia: per addormentarti devi allentare il controllo, smettere di vigilare su pensieri e preoccupazioni. Chi fatica a farlo durante il giorno — chi resta all’erta, rimugina, tiene tutto sotto controllo — spesso fa più fatica anche di notte. Ed è un rapporto che va in entrambe le direzioni: l’ansia disturba il sonno, e un sonno insufficiente rende il cervello più reattivo e meno capace di regolare le emozioni, alimentando l’ansia del giorno dopo.
Le diverse forme dell’insonnia psicosomatica
Difficoltà ad addormentarsi: la mente non riesce a “spegnersi”, ci si rigira nel letto per ore prima di prendere sonno — come se una parte di te non volesse ancora lasciar andare la giornata.
Risvegli notturni: ci si addormenta ma ci si sveglia nel cuore della notte con pensieri che tornano a farsi sentire, e poi non si riesce a riaddormentarsi.
Risveglio precoce: ci si sveglia ore prima del previsto, spesso con una sensazione di allerta verso la giornata che sta per iniziare.
Sonno non ristoratore: si dorme ma non ci si sente riposati, come se il corpo non fosse mai arrivato davvero a fermarsi.
Psicoeducazione del sonno: capire come funziona per dormire meglio
Un aiuto concreto arriva spesso da qualcosa di semplice: capire meglio come funziona il sonno. Il nostro organismo dorme grazie a due meccanismi che lavorano insieme — il ritmo circadiano, il nostro “orologio interno” che regola i cicli di sonno e veglia in base alla luce e agli orari, e la pressione del sonno, cioè il bisogno di dormire che si accumula durante le ore di veglia. Quando questi meccanismi vengono disturbati — orari irregolari, luce artificiale la sera, sonnellini lunghi di giorno — anche una mente tranquilla farebbe più fatica a dormire bene; se ci aggiungiamo ansia e pensieri che rimuginano, il risultato si amplifica.
Anche il letto ha un ruolo psicologico: dovrebbe restare associato al sonno, non alla veglia agitata. Se passiamo ore a letto svegli a rimuginare, il cervello impara pian piano ad associare quel luogo all’attivazione anziché al riposo — ed è un’associazione che si può disimparare.
Le abitudini che, senza saperlo, alimentano l’insonnia
Ci sono comportamenti che sembrano una soluzione e che invece peggiorano le cose: restare a letto più a lungo per “recuperare” il sonno perso, controllare il telefono durante i risvegli notturni (la luce blu rallenta il riaddormentamento), fare sonnellini lunghi di giorno, oppure affidarsi a un bicchiere di troppo la sera per rilassarsi, che in realtà frammenta il sonno nella seconda parte della notte.
Cosa puoi fare, senza farmaci
La buona notizia è che l’insonnia psicosomatica si può affrontare, e le strategie più efficaci non richiedono farmaci. Alcuni punti da cui partire: mantenere orari regolari per addormentarti e svegliarti, anche nei weekend; alzarti dal letto se dopo una ventina di minuti il sonno non arriva, e tornarci solo quando senti sonnolenza reale; ritagliarti, nel pomeriggio o a inizio serata, uno spazio breve per scrivere le preoccupazioni della giornata, così da non portarle a letto con te; esporti alla luce naturale al mattino, che aiuta a regolare il ritmo circadiano; limitare la caffeina nel pomeriggio e l’alcol la sera.
Accanto a queste abitudini, anche alcune tecniche di rilassamento — come la mindfulness o il training autogeno, che utilizzo nel mio lavoro — possono essere un aiuto in più per calmare l’attivazione mentale che spesso accompagna le notti insonni.
Se insonnia e ansia stanno pesando sulle tue giornate, sappi che non è qualcosa che devi affrontare da sola o da solo.
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Psicologa — riceve in studio a Leinì (TO) e in videocall.
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[…] difficoltà di concentrazione, mancanza di motivazione, senso di malinconia, disturbi del sonno e una vaga sensazione che “tutto sia pesante”. Alcuni lo descrivono come una sorta di […]
[…] lo pratica lo fa per motivi molto diversi tra loro: per gestire lo stress quotidiano, per dormire meglio, per recuperare energie, per restare più lucidi e concentrati nei momenti di pressione. […]