Viviamo nell’epoca delle reaction, delle emoji e degli stati da condividere in tempo reale.
Eppure, quando qualcuno ci chiede davvero: “Come stai?” oppure “Che emozione stai provando?”, spesso ci blocchiamo.

Silenzio.
Sguardo perso nel vuoto.

La sensazione di avere dentro “qualcosa”, ma senza riuscire a capire bene cosa sia, succede molto più spesso di quanto immaginiamo.

Può capitare anche nello studio di uno psicologo, quando arriva la fatidica domanda e tu resti immobile come se ti avessero chiesto di risolvere un’equazione quantistica senza calcolatrice.
(Sì, parlo anche un po’ di me, quando mi è capitato di stare seduta nell’“altra” sedia.)

A quel punto compare lui: il famoso foglio delle emozioni.
Una sorta di “bignami della sopravvivenza emotiva”, come mi piace definirlo, dove cercare la parola giusta per descrivere ciò che si prova. Quella che più correttamente esprime lo stato d’animo del momento o del proprio vissuto.

Spoiler: a volte non basta nemmeno quello.

E si rimane in silenzio.
(E va bene anche rimanere in silenzio: non si deve rispondere “per forza”, ma di questo parlerò più avanti.)

Perché è difficile riconoscere le emozioni?

Le emozioni non sono semplicemente “sensazioni”.
Sono esperienze complesse che coinvolgono corpo, pensieri, memoria, relazioni e storia personale.

Spesso sentiamo qualcosa nel corpo prima ancora di riuscire a tradurlo in parole:

  • tensione
  • nodo alla gola
  • agitazione
  • stanchezza
  • irrequietezza
  • vuoto

Ma dare un nome preciso a quell’esperienza richiede consapevolezza, ascolto e allenamento emotivo.

Molte persone, inoltre, sono cresciute in contesti in cui alcune emozioni erano accettate e altre no:

  • “non piangere”
  • “non arrabbiarti”
  • “non essere troppo sensibile”
  • “devi essere forte”

Così, nel tempo, impariamo più facilmente a reprimere che a riconoscere.

Emozioni primarie: le basi del nostro linguaggio emotivo

Gli psicologi Paul Ekman e Wallace Friesen (1969) hanno individuato alcune emozioni considerate universali, chiamate emozioni primarie o emozioni di base.

Sono quelle che tutti gli esseri umani sperimentano, indipendentemente dalla cultura di appartenenza.

Gioia 😀

È l’emozione legata alla soddisfazione, alla connessione e alla realizzazione di qualcosa di importante per noi.

Tristezza 😞

Compare quando viviamo una perdita, una mancanza, una delusione o qualcosa che non è andato come speravamo.

Paura 😱

Ha una funzione fondamentale di sopravvivenza: ci protegge dai pericoli e ci prepara ad affrontarli.

Rabbia 😠

Nasce spesso dalla frustrazione, dall’ingiustizia o dalla percezione di un limite violato.

Sorpresa 😯

È la risposta emotiva a qualcosa di inatteso.

Disgusto 🤢

Ci aiuta ad allontanarci da ciò che percepiamo come nocivo o repellente, sia fisicamente sia simbolicamente.

Le emozioni non sono “giuste” o “sbagliate”

Questa è una delle cose più importanti da ricordare.

Le emozioni non sono nemiche da eliminare né difetti del carattere.
Hanno una funzione adattiva perché ci informano su ciò che accade dentro di noi e nel rapporto con il mondo.

Anche quelle che tendiamo a considerare “negative” hanno un significato importante:

  • la paura protegge
  • la tristezza rallenta e aiuta a elaborare
  • la rabbia segnala un confine violato

Il problema non è provare emozioni.
La difficoltà nasce quando non riusciamo a riconoscerle, comprenderle o gestirle.

Imparare a riconoscere le emozioni significa sviluppare un rapporto più autentico con se stessi, ascoltare ciò che accade dentro di noi e dare spazio anche a quei vissuti che spesso cerchiamo di ignorare.

To be continued…

Nel prossimo articolo parleremo delle emozioni secondarie: quelle emozioni più complesse che si intrecciano con la nostra storia personale, l’autostima e il modo in cui pensiamo di essere visti dagli altri.

Bibliografia

  • Atlante delle emozioni umane – Tiffany Watt Smith, UTET
  • Come sono fatte le emozioni. La vita segreta del cervello – Giunti Editore

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